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Lake Turkana | RC Photo – Roberta Cappelli
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In Kenya with Turkana, Masai and Pokhot tribes

5 years, 4 months ago Blog, News Commenti disabilitati



Oggi è un mese. Un mese che sono in Kenya, con Italia Solidale, ad incontrare centinaia e centinaia di famiglie e bambini che, attraverso una cultura basata sulla Vita e l’amore di tanti italiani che partecipano con l’adozione a distanza, stanno completamente riscrivendo le loro esistenze!

È un viaggio molto lungo ed intenso, attraverso tutto il Paese, da Nord a Sud. Tante collaborazioni da visitare, e migliaia di persone da incontrare, entrando nelle loro vite, nelle loro storie, nella loro realtà, rispettandone le diverse culture e dimenticandoci, per due mesi, dei nostri pressanti standard occidentali.

La vera civiltà è nelle tribù che andrò ad incontrare in questo viaggio, tra le più primitive del Kenya: Turkana, Masai, Pokhot. Persone vere, gente forte, guerrieri, pieni di dignità e di coraggio, abituati ad affrontare quotidianamente i pericoli e le avversità, maschi veri e femmine vere, di una tale potenza da non riuscirne sempre a sostenere lo sguardo, così fermo, deciso e profondo!



Il viaggio è iniziato a Fiumicino, con il solito (!) volo Ethiopian della notte. Scalo ad Addis Abeba, e all’arrivo a Nairobi, nel primo pomeriggio, giusto il tempo di mangiare qualcosa, acquistare le schede per telefoni e modem, e poi di corsa (si fa per dire…!), sfidando il traffico caotico di Nairobi, verso la stazione dei pullman Easy Coach, per assicurarci i nostri posti sul bus che, viaggiando tutta la notte, ci porterà a Kitale! La cena la acquistiamo prima di salire e ce la portiamo sul pullman dentro i fantastici sacchetti neri di plastica africani: pezzi di pollo fritto e patate fritte, da mangiare non appena partiti, e rigorosamente… con le mani! Cominciamo a toglierci i panni occidentali ed iniziamo a vivere l’Africa!

Una sosta nella notte al solito “autogrill” di Nakuru, per quella che qui in Africa si chiama “a short call” e per completare il pasto a base di fritto misto con un succo di mango ed una scatola di biscotti: ce n’è una vasta scelta, nel continente africano, ma per un “mzungu” è bene non avventurarsi più in là di un pacco di Marie, o di Family o dei mitici Digestive. Fidatevi!



Prima dell’alba, eccoci arrivati a Kitale, dove c’è ad attenderci Fr. Isahia con il suo pick-up, giunto direttamente da Kalokol, nel deserto del Turkana, dove siamo diretti. Così, 36 ore dopo aver lasciato le nostre case romane, e senza aver ancora visto un letto, ci apprestiamo a vivere la parte più emozionante e difficile del viaggio, altre 10-12 ore prima attraverso le meravigliose montagne del West Pokhot (siamo sui 2.300 mt s.l.m.) e poi tra le sconfinate distese di terra del Turkana che, lentamente, si trasformano in deserto, e sabbia, mostrandoci una natura spesso difficilmente associabile a qualcosa di vivo…



Una sosta per il pranzo in un hotel di Kainuk (no, non pensate ai nostri hotel!, qui sono solo dei localini nei quali ti cucinano qualcosa, in genere pochi piatti a base di riso, carne di capra, ugali e chapati) ed il viaggio continua, con il caldo che “pole pole” (piano piano in lingua Kiswahili!) si fa sentire e la lenta, ma inesorabile desertificazione del panorama intorno che avanza…



È ormai sera quando, alla fine, arriviamo a Kalokol! Dopo ore ed ore di piste sconnesse, di sentieri improbabili, di ponti distrutti dalle alluvioni dello scorsa primavera, di terra rossa e di sabbia entrate dalle fessure del telone, di buche che ti hanno fatto sobbalzare, con buona pace della tua schiena, di odori e sapori lungo le strade dei villaggi e negli hotel che ti hanno fatto capire, con assoluta certezza, di essere in Africa…!



Io mi sento finalmente a casa, nonostante il clima avverso, nonostante le 48 ore di viaggio, nonostante gli stessi vestiti addosso da 3 giorni…!

Avremmo potuto prendere un aereo a Nairobi, ed impiegarci 3 ore anziché 2 giorni, ma non sarebbe stata la stessa cosa: io vengo qui da ormai 4 anni, Davide da 5, ma per gli altri 3 volontari di Italia Solidale che sono con noi questa è la prima volta, e quando abbiamo prospettato la possibilità del volo al nostro amico Turkana Micheal, lui serenamente ha osservato: “Voi due l’avete fatto altre volte, ma Giovanni, Stefano ed Elisabetta non potrebbero dire di essere stati nel deserto del Turkana se non avessero vissuto il viaggio per arrivarci!”. E come dargli torto?!?…